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Sostituzione delle luci condominiali: chi paga e come funziona

11 Giu 2026 | Lavori e manutenzione

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La sostituzione delle luci condominiali è una di quelle voci di spesa che, in apparenza, sembra semplice da gestire. Una lampadina bruciata sulle scale, un punto luce nell’androne che smette di funzionare, qualche faretto esterno da cambiare. Eppure, appena si entra nel merito di chi paga e come si ripartiscono i costi, emergono subito domande che non tutti sanno rispondere. Piani alti, piani bassi, negozi a piano terra, inquilini contro proprietari: ognuno ha la sua teoria.

Ordinaria e straordinaria: due categorie, due regole diverse

Prima di parlare di chi paga, bisogna capire di cosa si sta parlando esattamente. Cambiare una lampadina bruciata è manutenzione ordinaria. Sostituire l’intero impianto elettrico condominiale, aggiornare i corpi illuminanti per adeguarsi alle normative vigenti, o installare un sistema di illuminazione di emergenza nelle vie di fuga: questi rientrano nella manutenzione straordinaria.

La distinzione non è formale: cambia radicalmente chi sostiene la spesa, soprattutto nei condomini con appartamenti in affitto. Per gli interventi ordinari, la spesa tocca a chi usa l’immobile: l’inquilino. Per quelli straordinari, il conto va al proprietario.

Come si ripartisce la spesa tra i condomini

Per le spese di pulizia e illuminazione delle scale, la giurisprudenza prevalente, confermata dall’ordinanza della Cassazione Civile n. 5068 del 17 febbraio 2023, applica il criterio dell’altezza di piano. Significa che chi abita ai piani più alti paga di più, perché si considera che utilizzi le scale con maggiore intensità. Non si dividono in parti uguali, e nemmeno seguono i soli millesimi di proprietà.

Per le spese di manutenzione e sostituzione dell’impianto nel suo complesso, invece, si applica l’art. 1124 del Codice Civile: metà in base al valore millesimale delle singole unità immobiliari, l’altra metà in proporzione all’altezza di ciascun piano dal suolo.

Il ruolo del regolamento condominiale

Prima di dare per scontato qualsiasi criterio, c’è una cosa da fare sempre: leggere il regolamento condominiale. È il documento che governa la vita dell’edificio, e in materia di ripartizione delle spese può stabilire regole diverse da quelle ordinarie.

Un regolamento contrattuale, cioè approvato all’unanimità da tutti i condomini o allegato agli atti di acquisto, ha valore vincolante. Può prevedere criteri personalizzati, esclusioni parziali per alcune categorie di unità immobiliari, o divisioni in parti uguali per certe voci.

Negozi a piano terra, box e garage: casi particolari

Un tema che genera discussioni ricorrenti riguarda i negozi e i locali commerciali con accesso diretto dalla strada. Se un proprietario non usa mai le scale condominiali, è giusto che paghi l’illuminazione delle scale? La risposta, in linea di massima, è sì, ma può esserci spazio per esclusioni parziali se le tabelle millesimali o il regolamento lo prevedono esplicitamente.

Per box e garage, il discorso è leggermente diverso. Se esiste un impianto di illuminazione dedicato esclusivamente a queste aree, i costi relativi ricadono solo sui proprietari dei posti auto. Una curiosità in più? Ecco cosa succede se le luci sulle scale sono sempre accese.

Sostituzione luci condominiali: le norme tecniche da rispettare

Non si sceglie l’illuminazione condominiale solo in base al gusto o al risparmio in bolletta. Esistono norme tecniche precise che stabiliscono i livelli minimi di illuminazione per le varie aree dell’edificio.

Il Decreto n. 236/1989 prescrive che le scale siano dotate di illuminazione artificiale con interruttori luminosi su ogni pianerottolo, individuabili anche al buio. La normativa UNI 10.380 indica i valori di illuminamento adeguati per le diverse zone: per scale e ascensori si parla di un range tra 50 e 200 lux medi. Per l’ascensore, la cabina deve garantire almeno 100 lux, con un sistema di emergenza da almeno 5 lux per un’ora.

Negli edifici con altezza antincendio superiore a 32 metri, è obbligatorio un sistema di illuminazione di sicurezza per le vie di fuga. Non è una scelta facoltativa. Quando si sostituisce l’impianto, queste normative vanno rispettate, e il progetto dovrebbe essere affidato a un tecnico abilitato.

Il lavoro dell’amministratore nella gestione dei costi luce

La gestione concreta delle spese per l’illuminazione condominiale passa attraverso l’amministratore. È lui che raccoglie le bollette, verifica i consumi, applica i criteri di ripartizione corretti e inserisce tutto nel rendiconto annuale. Ogni condomino ha il diritto di consultarlo e di chiedere chiarimenti sulle singole voci.

Nel calcolo complessivo rientrano non solo i consumi energetici, ma anche i costi fissi del contratto di fornitura, la manutenzione ordinaria degli impianti e gli eventuali interventi sulle parti comuni. Un amministratore attento monitora anche le opportunità di risparmio: passare a contratti con tariffe più vantaggiose o valutare la sostituzione degli impianti con tecnologia LED, ad esempio, può ridurre sensibilmente la spesa in bolletta per l’intero condominio.

In caso di sostituzione straordinaria dell’impianto, la proposta va portata in assemblea. I condomini decidono a maggioranza, e la spesa viene poi ripartita secondo i criteri stabiliti dalla legge o dal regolamento. Non è l’amministratore che decide unilateralmente: la sua funzione è esecutiva, non deliberante.


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