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Attestazione SOA, cresce la richiesta di abbassare la soglia a 258 mila euro

31 Mag 2026 | Attualità condominiale

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Attestazione SOA nei lavori incentivati, cresce la richiesta di abbassare la soglia da 516 mila a 258 mila euro per aumentare controlli, qualificazione delle imprese e garanzie nei cantieri agevolati.

Nel dibattito sui lavori incentivati con detrazioni fiscali, torna a farsi strada una proposta che riguarda direttamente il sistema delle qualificazioni delle imprese. Dopo la stagione del Superbonus e delle agevolazioni edilizie che hanno movimentato miliardi di euro di investimenti, diversi operatori del settore ritengono che sia arrivato il momento di rivedere le soglie che determinano l’obbligo di attestazione SOA, introducendo criteri più rigorosi anche per una parte significativa degli interventi privati.

Secondo questa impostazione, il tema non riguarda soltanto il contrasto alle frodi che hanno caratterizzato gli anni più intensi delle cessioni del credito, ma soprattutto la necessità di garantire una maggiore selezione delle imprese chiamate a eseguire opere finanziate, almeno in parte, attraverso risorse pubbliche sotto forma di detrazioni fiscali.

Lavori incentivati con detrazioni fiscali: la soglia attuale divide il settore

Attualmente l’obbligo di attestazione SOA per le imprese che operano nei lavori privati agevolati scatta oltre i 516 mila euro. Una soglia che, secondo molti addetti ai lavori, appare particolarmente elevata se confrontata con quanto avviene negli appalti pubblici, dove la qualificazione è richiesta già a partire da importi decisamente inferiori.

Il risultato è che una parte consistente degli interventi che beneficiano di bonus edilizi, comprese ristrutturazioni condominiali, opere di consolidamento strutturale, efficientamento energetico e lavori impiantistici di una certa complessità, può essere affidata ad aziende che non hanno mai affrontato un percorso di verifica tecnico-organizzativa formalizzato attraverso il sistema SOA.

Si tratta di lavori che, pur essendo eseguiti nel mercato privato, producono comunque un impatto diretto sulla finanza pubblica attraverso le agevolazioni fiscali riconosciute ai contribuenti, motivo per cui cresce il numero di chi ritiene necessario introdurre criteri di controllo più stringenti.

Il precedente delle ricostruzioni post-sisma

La proposta di abbassare la soglia non nasce dal nulla e trova alcuni precedenti già applicati in altri contesti.

Nelle ricostruzioni successive agli eventi sismici che hanno colpito l’Emilia-Romagna e altre aree del Paese, la normativa speciale aveva infatti previsto l’obbligo di qualificazione per importi superiori a 258 mila euro. Una scelta adottata pur trattandosi di interventi affidati da soggetti privati, ma sostenuti economicamente con risorse pubbliche.

Per molti osservatori questa esperienza rappresenta un riferimento concreto, perché dimostra come il legislatore abbia già ritenuto opportuno introdurre un livello di garanzia aggiuntivo quando vengono impiegati fondi pubblici, indipendentemente dalla natura privata della committenza.

Da qui la richiesta di estendere un criterio simile anche al comparto delle agevolazioni edilizie ordinarie.

Più controlli sulle imprese e meno zone grigie

La questione centrale riguarda la qualità degli operatori e la capacità di dimostrare requisiti organizzativi, economici e tecnici adeguati all’esecuzione delle opere.

L’attestazione SOA, infatti, non rappresenta soltanto un adempimento formale. Attraverso il sistema di qualificazione vengono verificate una serie di condizioni che riguardano la struttura aziendale, la solidità economica, l’esperienza maturata e la capacità tecnica dell’impresa.

Secondo i sostenitori della riforma, abbassare la soglia a 258 mila euro consentirebbe di estendere queste verifiche a una quota molto più ampia del mercato, riducendo quelle aree in cui oggi è possibile operare senza aver dimostrato preventivamente il possesso di requisiti specifici.

Il tema è tornato di attualità anche alla luce delle criticità emerse negli anni del Superbonus, quando l’enorme volume di lavori generato dagli incentivi ha attirato sul mercato soggetti privi di una reale struttura imprenditoriale e spesso interessati esclusivamente alle opportunità offerte dalla cessione del credito.

Perché la proposta potrebbe riaprire il confronto normativo

L’ipotesi di portare la soglia a 258 mila euro non inciderebbe sulle piccole manutenzioni o sugli interventi domestici di importo contenuto, che continuerebbero a seguire le regole attuali.

L’effetto principale riguarderebbe invece quella fascia di cantieri che, pur non raggiungendo i 516 mila euro oggi previsti dalla normativa, presentano dimensioni economiche rilevanti e una complessità tecnica tale da richiedere maggiori garanzie per committenti e amministrazione pubblica.

In un settore che continua a confrontarsi con il tema della qualità degli interventi e dell’utilizzo corretto delle agevolazioni fiscali, la proposta potrebbe tornare presto al centro del confronto tra associazioni di categoria, professionisti e istituzioni.

Lavori incentivati con detrazioni fiscali: un tema che resta aperto

La stagione del Superbonus si è progressivamente ridimensionata, ma molte delle questioni emerse in quegli anni sono rimaste sul tavolo. Tra queste c’è anche quella relativa ai criteri con cui selezionare le imprese che operano nei cantieri sostenuti da incentivi pubblici.

L’idea di abbassare la soglia SOA da 516 mila a 258 mila euro punta proprio a rafforzare il sistema delle garanzie senza modificare radicalmente l’impianto esistente, estendendo controlli e verifiche a una platea più ampia di operatori.

Un intervento apparentemente tecnico, ma che potrebbe incidere in modo significativo sul mercato delle costruzioni, soprattutto in un momento in cui il settore cerca nuovi equilibri dopo gli anni straordinari dei bonus edilizi.


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