Il rallentamento dei bonus casa 2026 inizia già a comparire nei numeri che finiranno nelle prossime dichiarazioni dei redditi e il segnale è piuttosto chiaro: nel 2025 gli italiani hanno ridotto in modo netto gli investimenti su ristrutturazioni ed efficientamento energetico, con una frenata che non riguarda soltanto il superbonus ma l’intero sistema delle agevolazioni edilizie.
Secondo i dati elaborati sui bonifici parlanti utilizzati per accedere alle detrazioni fiscali, la spesa per lavori agevolati è scesa a 32,1 miliardi di euro contro i 42,8 miliardi registrati nel 2024. Un taglio di circa il 25%, che ora inizierà a riflettersi anche nelle dichiarazioni precompilate del 2026, mentre banche e amministratori di condominio stanno trasmettendo all’Agenzia delle Entrate i dati relativi ai pagamenti effettuati dai contribuenti.
Bonus casa 2026, il mercato rallenta dopo gli anni del superbonus
La sensazione, guardando l’andamento degli ultimi anni, è che si stia chiudendo definitivamente la lunga stagione delle maxi agevolazioni nate nel periodo post Covid. Per mesi il settore edilizio aveva vissuto una corsa continua tra cessioni del credito, superbonus al 110%, sconti in fattura e lavori avviati spesso nel timore di perdere incentivi molto più generosi rispetto al passato.
Oggi il quadro è completamente diverso e molti proprietari hanno iniziato a fare i conti con regole più restrittive, costi più alti e minori vantaggi fiscali. Il cambiamento più evidente riguarda la riduzione della detrazione standard dal 50% al 36% per gli immobili che non vengono utilizzati come abitazione principale, una modifica che ha inciso soprattutto sulle seconde case e sugli investimenti immobiliari destinati alla locazione.
Ma il calo non dipende soltanto da questo. Negli ultimi due anni si sono sommate diverse strette che hanno progressivamente raffreddato il mercato: il blocco della cessione dei crediti, la fine graduale del 110%, le limitazioni introdotte per alcune tipologie di impianti e le nuove soglie sui redditi elevati.
Il risultato è che molte famiglie hanno rinviato gli interventi, altre li hanno ridimensionati, mentre una parte dei contribuenti aveva già anticipato i lavori negli anni precedenti proprio per sfruttare le aliquote più convenienti.
La corsa ai bonifici del 2024 non si è ripetuta
Basta osservare quello che era accaduto alla fine del 2024 per capire quanto il mercato sia cambiato nel giro di pochi mesi.
A dicembre dello scorso anno era stata registrata una vera accelerazione dei pagamenti, con oltre 10 miliardi di euro di bonifici effettuati in un solo mese, anche per cercare di bloccare le vecchie percentuali di detrazione prima dell’entrata in vigore delle nuove regole.
Nel 2025, invece, quel rush finale praticamente non si è visto. Anzi, negli ultimi mesi dell’anno i pagamenti hanno mostrato un rallentamento ulteriore, segnale che il settore sta entrando in una fase diversa rispetto a quella vissuta durante il periodo più intenso del superbonus.
Questo non significa che i bonus edilizi siano spariti. I volumi restano ancora superiori rispetto al periodo pre pandemia, ma il mercato appare decisamente meno spinto dall’effetto incentivo e molto più condizionato dalla sostenibilità economica reale degli interventi.
Redditi alti e nuovi limiti sulle detrazioni
Tra gli elementi che potrebbero avere inciso sul rallentamento c’è anche la nuova stretta sulle detrazioni per i contribuenti con redditi superiori a 75mila euro, entrata in vigore dal 2025.
Si tratta di una fascia numericamente ridotta rispetto al totale dei contribuenti italiani, ma che negli ultimi anni aveva utilizzato in maniera significativa i bonus legati alle ristrutturazioni e al risparmio energetico. Secondo le statistiche fiscali, proprio questi contribuenti arrivavano a concentrare una quota molto elevata delle detrazioni complessive.
L’effetto reale della misura sarà più chiaro soltanto con le dichiarazioni relative al 2025, perché le limitazioni non si applicano alle rate riferite a lavori pagati entro il 2024, ma nel settore molti operatori ritengono che la riduzione della convenienza fiscale abbia avuto comunque un peso nelle decisioni di spesa.
Nel frattempo rimane anche il timore, più volte sollevato da imprese e associazioni, che una parte degli interventi possa essere tornata verso forme di pagamento irregolari o comunque fuori dai circuiti tracciati richiesti per le agevolazioni fiscali.
Dichiarazioni precompilate e controlli sui bonus casa 2026
La macchina della dichiarazione precompilata intanto è già partita. Il 30 aprile l’Agenzia delle Entrate renderà disponibili online i modelli relativi ai redditi 2025, ma il lavoro preparatorio è iniziato con l’invio dei dati da parte di banche, istituti finanziari e amministratori di condominio.
Sono proprio queste comunicazioni che permettono al Fisco di inserire automaticamente nelle dichiarazioni le spese sostenute per ristrutturazioni, ecobonus e lavori sulle parti comuni condominiali.
L’anno scorso l’Agenzia aveva gestito oltre dieci milioni di dati legati ai bonifici per lavori edilizi e milioni di ulteriori comunicazioni relative ai condomìni, numeri che quest’anno potrebbero risultare sensibilmente più bassi proprio per effetto della frenata registrata nel 2025.
Per gli amministratori condominiali, almeno in questa fase iniziale, resta facoltativa l’indicazione precisa delle spese agevolabili al 36% o al 50%, ma il principio non cambia: i dati considerati affidabili dal Fisco entreranno automaticamente nella precompilata, mentre gli altri dovranno essere integrati direttamente dai contribuenti.
Ed è probabilmente proprio qui che si inizierà a vedere con maggiore chiarezza quanto il sistema dei bonus edilizi stia cambiando rispetto agli anni della corsa al superbonus e delle detrazioni senza limiti apparenti.












