Si possono lasciare scarpe ed oggetti sul pianerottolo?

Scarpe fuori dalla porta, sacchi dell’immondizia abbandonati di notte, stendini che occupano metà corridoio. Chi vive in condominio conosce bene la scena. La questione se sia lecito lasciare oggetti sul pianerottolo condominiale torna ciclicamente a infiammare i rapporti tra vicini, eppure la risposta della legge è abbastanza netta. Usare lo spazio comune come deposito personale non è consentito. Punto. Le ragioni sono più di una, e vale la pena capirle fino in fondo prima che la situazione degeneri in qualcosa di più serio di un litigio nel corridoio.
Pianerottolo condominiale: a chi appartiene e come si usa
Sul pianerottolo condominiale non vale la regola del “è davanti a casa mia, quindi lo uso come voglio”. Quello spazio, infatti, resta una parte comune del condominio e non può diventare un’estensione privata dell’appartamento che vi si affaccia.
La giurisprudenza è intervenuta più volte sul punto, ribadendo che il pianerottolo deve conservare la sua funzione originaria: consentire il passaggio e l’accesso alle abitazioni in condizioni di sicurezza. Per questo lasciare in modo stabile scarpe, passeggini, biciclette, stendini o sacchi della spazzatura può creare problemi, soprattutto quando l’ingombro limita l’utilizzo dello spazio da parte degli altri condomini.
Si possono lasciare le scarpe sul pianerottolo condominiale: le sanzioni previste
Mettiamo da parte la teoria e veniamo a quello che interessa davvero: cosa succede concretamente se qualcuno continua a lasciare scarpe o altri oggetti nel corridoio condominiale, ignorando le richieste dei vicini?
Il percorso solitamente parte dall’amministratore. I condomini possono segnalargli la situazione, e lui ha la facoltà di inviare un’intimazione scritta al trasgressore, chiedendo di cessare il comportamento. Se la cosa non si risolve, l’assemblea può deliberare una sanzione condominiale a maggioranza. Non si tratta di cifre astronomiche, ma di un avvertimento formale con un peso simbolico e pratico.
Nei casi più gravi, la questione può arrivare in tribunale. La Corte di Cassazione si è pronunciata su una vicenda simile, relativa a un condomino che era solito lasciare i sacchi dell’immondizia sul pianerottolo durante la notte. I giudici hanno accolto la richiesta di risarcimento danni avanzata dal condominio. La cosa interessante è che non è stato determinante il cattivo odore o il tipo di rifiuti: il problema era proprio la modifica impropria della destinazione d’uso dello spazio comune. Lo stesso principio si applica alle scarpe.
Vale anche per gli oggetti meno ovvi: l’ombrello gocciolante appoggiato al muro, lo stendino piazzato a metà corridoio, la bicicletta incatenata alla ringhiera. Il criterio è sempre lo stesso: si tratta di utilizzo personale di uno spazio che appartiene a tutti, e questo non è ammesso.
C’è qualche eccezione? Solo una, e dura poco
Vendo la legge condominiale, viene naturale chiedersi se esista anche solo una situazione in cui tenere qualcosa sul pianerottolo sia tecnicamente lecito. La risposta è sì, ma è molto circoscritta.
È tollerato un utilizzo momentaneo e transitorio dello spazio: il tempo necessario per rientrare in casa, togliersi le scarpe davanti alla porta, entrare e riportarle subito all’interno. Secondi, non minuti. E ovviamente senza lasciare tracce: fango, acqua, sporco sul pianerottolo vanno rimossi subito.
Fuori da questa finestra temporale strettissima, non ci sono eccezioni. Non c’è la scusa del “tanto non dà fastidio a nessuno”, né quella del “lo fanno tutti”. La norma vale indipendentemente dall’ordine con cui gli oggetti sono disposti e dall’eventuale accordo informale tra vicini.
Come risolvere il problema senza arrivare alle vie legali
Chi si trova a convivere con vicini che usano il pianerottolo come ripostiglio ha diversi strumenti a disposizione, e non è necessario partire subito con lettere raccomandate o diffide.
Il primo passo, quando è possibile, è un confronto diretto e civile. Molte volte il comportamento è dettato da abitudine o disattenzione, non da mala fede. Se la situazione non si sblocca, si può segnalare il problema all’amministratore di condominio, che ha gli strumenti per intervenire formalmente senza che la questione diventi una guerra tra vicini.
Se la segnalazione rimane inascoltata, il passo successivo è portare la questione in assemblea. L’assemblea può deliberare una sanzione, richiedere l’intervento di terzi o aggiornare il regolamento per renderlo più esplicito su questo punto. Solo in ultima istanza, nei casi di comportamenti reiterati e lesivi del decoro o della salubrità degli spazi, si valuta l’azione legale.
In ogni caso, tenere traccia scritta delle segnalazioni (messaggi, email, comunicazioni all’amministratore) è sempre una buona idea. Se la situazione dovesse aggravarsi, quella documentazione può fare la differenza.
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