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Pulizia scale nel condominio, chi deve farla e come funziona

18 Giu 2026 | Attualità condominiale

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La pulizia delle scale condominiali è uno di quegli argomenti che, prima o poi, finisce per generare qualche attrito tra vicini. Chi tocca farlo? Con che frequenza? E soprattutto, chi paga? Le risposte, in realtà, non sono poi così complicate: il quadro normativo italiano è abbastanza chiaro, anche se non tutti i condomini lo conoscono bene. Vediamo cosa dicono le regole e come funziona nella pratica.

Cosa dice il Codice Civile sulla pulizia delle scale

Il punto di partenza è l’articolo 1117 del Codice Civile, che elenca le parti comuni di un edificio condominiale. Le scale rientrano esplicitamente in questo elenco, insieme al tetto, alle fondamenta, ai muri portanti e ad altre strutture essenziali. Essendo parti comuni, la loro manutenzione ricade su tutti i condomini, nessuno escluso.

A completare il quadro ci pensa l’articolo 1123, che stabilisce come si dividono le spese di gestione delle parti comuni. Il criterio base è proporzionale ai millesimi di proprietà: ogni condomino contribuisce in misura corrispondente al valore del proprio immobile rispetto al totale dell’edificio. Niente di arbitrario, quindi. Tutto segue una logica precisa.

Come si ripartiscono le spese di pulizia scale in condominio

I millesimi di proprietà vengono definiti al momento della prima costituzione del condominio oppure in fase di compravendita. Di solito li trovi nel regolamento condominiale. Ogni condomino paga in proporzione alla propria quota. Se possiedi un appartamento che vale il 10% dell’intero edificio, sosterrai il 10% dei costi di pulizia.

L’assemblea può però decidere di adottare criteri diversi: un importo fisso uguale per tutti, oppure una suddivisione basata sull’uso effettivo delle scale. Qualsiasi modifica al criterio standard deve essere approvata dall’assemblea e formalizzata nel regolamento. Altrimenti non ha valore.

Chi si occupa materialmente della pulizia delle scale

Qui le strade sono essenzialmente due.

La prima, quella tradizionale, prevede che siano i condomini stessi a occuparsene, organizzandosi con un calendario a turni. Funziona bene in contesti piccoli, dove c’è spirito di collaborazione. Nelle realtà più grandi, o semplicemente più conflittuali, diventa complicato garantire continuità e uniformità.

La seconda opzione, sempre più diffusa, è affidarsi a una ditta di pulizie esterna. Il vantaggio è evidente: il servizio è professionale, regolare, e non dipende dalla buona volontà di nessuno. La decisione spetta all’assemblea, che valuta costi e modalità. Sarà poi l’amministratore a stipulare il contratto, definendo frequenza degli interventi, orari, prodotti utilizzati e aree di competenza.

Se la ditta che fa da fornitore per il condominio non rispetta gli accordi, la procedura è questa: prima segnalarlo all’amministratore, poi eventualmente sollevare la questione in assemblea per valutare la sostituzione.

Come gestire la pulizia scale in un condominio senza amministratore

Non tutti i condomini hanno un amministratore. Nei palazzi più piccoli è piuttosto comune. In questi casi, le alternative rimangono le stesse: turni tra condomini, oppure uno dei residenti che prende l’iniziativa di stipulare il contratto con un’impresa esterna e poi raccoglie le quote proporzionali dagli altri. Una soluzione informale, ma che funziona se c’è accordo.

I falsi miti sulla pulizia delle scale condominiali da sfatare subito

Nonostante le norme siano abbastanza chiare, in condominio circolano ancora parecchi errori di comprensione.

“Chi abita al primo piano non deve pagare”. Falso. L’obbligo di contribuire alle spese delle parti comuni vale per tutti, indipendentemente dal piano. Non usare le scale ogni giorno non esonera nessuno. La legge non ammette eccezioni su base personale.

“Posso rifiutarmi di pagare”. Anche questo è sbagliato. La partecipazione alle spese condominiali per le parti comuni è un obbligo di legge. Un condomino può contestare una spesa se la ritiene irregolare, ma non può semplicemente decidere di non pagare.

“La pulizia si può fare solo in autogestione”. In realtà è l’assemblea a decidere come organizzarsi. L’autogestione è una possibilità, non l’unica. Affidare il servizio a una ditta esterna è legittimo e, spesso, preferibile.

Il ruolo del regolamento condominiale

Il regolamento condominiale è lo strumento che traduce le norme generali nella realtà specifica di ogni palazzo. Stabilisce la frequenza delle pulizie, le modalità operative, chi fa cosa e quando. Se il condominio ha optato per una ditta esterna, il contratto che l’amministratore stipula dovrebbe essere coerente con quanto previsto nel regolamento.

Quando il regolamento non è aggiornato, oppure mancano indicazioni precise, è l’assemblea a colmare le lacune con le proprie delibere. Le decisioni prese in assemblea, debitamente verbalizzate, hanno forza vincolante per tutti i condomini.

Qualche considerazione finale

La pulizia delle scale condominiali non è una questione marginale. È parte della manutenzione ordinaria di un immobile, con impatto diretto sul decoro, sull’igiene e persino sulla sicurezza degli spazi comuni. Le regole ci sono, e sono abbastanza precise. Il problema, nella maggior parte dei casi, non è la legge: è la comunicazione tra condomini.

Un buon regolamento, un amministratore presente e qualche assemblea ben gestita risolvono il 90% dei conflitti su questo tema. Il restante 10% dipende dalla disponibilità delle persone. E su quello, purtroppo, il Codice Civile non può fare molto.

 

 


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